E’ subordinato il giornalista pubblicista che opera con carattere di esclusività come collaboratore fisso

di Fausto Fasciani

Avvocato del Foro di Roma 

Può il collaboratore fisso di una testata giornalistica iscritto alla sezione dell’Albo dei “pubblicisti” avere un rapporto di subordinazione? La risposta ci arriva da una  recente ed  elaborata sentenza della Cassazione a Sezione Unite che andiamo ad esaminare nelle sue grandi linee. 

    La giornalista pubblicista LO citava in giudizio un noto quotidiano con il quale collaborava in maniera fissa da diversi anni chiedendo il riconoscimento della subordinazione. Il tribunale, in primo grado, le dava ragione ordinando all’editore di regolarizzarne la posizione.

    L’editore impugnava la sentenza davanti alla Corte d’Appello di Milano che dichiarava la nullità del rapporto di lavoro subordinato ai sensi dell’art. 2 del contratto nazionale del lavoro giornalistico. La Corte distrettuale meneghina, pur confermando la natura subordinata del rapporto e la qualifica di collaboratrice fissa di LO, decideva che questa, al momento dei fatti contestati, era iscritta nell’elenco dei giornalisti pubblicisti e non a quello dei professionisti sicché il contratto giornalistico concluso con un redattore non iscritto in quell’elenco è nullo per violazione di norme imperative in quanto contrario alla legge.

    La giornalista decideva quindi di ricorrere alla sezione lavoro della Cassazione che, vista la particolarità della vicenda e una recente innovativa pronuncia proprio sui collaboratori fissi, rimetteva la questione alle Sezioni Unite.

L’attività del collaboratore fisso/pubblicista si caratterizza per l'assenza della quotidianità, dell'obbligo di presenza giornaliera nonché dell'osservanza di un orario di lavoro. E’ però qualificabile come subordinazione quando siano riscontrabili nello svolgimento del rapporto di lavoro i requisiti del vincolo di dipendenza, della responsabilità di un servizio e della continuità della prestazione, da intendersi come disponibilità continuativa a rendere la prestazione richiesta. Queste caratteristiche del rapporto si rinvengono nella normale  attività del redattore per il quale la legge e la contrattazione collettiva richiede l’iscrizione all’albo dei giornalisti “professionisti” operando quindi in regime di esclusiva.  Sia il collaboratore fisso pubblicista che il redattore/professionista sono comunque “giornalisti” in quanto iscritti all’Albo  anche ai sensi dell’art. 45 del contratto nazionale.

    Alla luce di questi elementi la sentenza, riconoscendo le ragioni della giornalista ricorrente, si chiude con il seguente principio di diritto “In tema di rapporto di lavoro giornalistico, l'attività del collaboratore fisso espletata con continuità, vincolo di dipendenza e responsabilità di un servizio rientra nel concetto di "professione giornalistica". Ai fini della legittimità del suo esercizio è condizione necessaria e sufficiente la iscrizione del collaboratore fisso nell'albo dei giornalisti, sia esso elenco dei pubblicisti o dei giornalisti professionisti: conseguentemente, non è affetto da nullità per violazione della norma imperativa contenuta nell'art. 45 L. n. 69/1963 il contratto di lavoro subordinato del collaboratore fisso, iscritto nell'elenco dei pubblicisti, anche nel caso in cui svolga l'attività giornalistica in modo esclusivo» (Cass. Civ. 1867/2020).