Equo compenso, una priorità per tutti
Il TAR Marche con la Sentenza n. 761 del 9 dicembre 2019 ha accolto il ricorso degli Ordini dei commercialisti di Ancona e Pesaro e Urbino contro la Provincia di Macerata che, nell'ottobre del 2018, aveva pubblicato un annuncio per l'acquisizione di candidature ai fini della nomina dell'organismo di controllo (Sindaco unico) di una società in house, per un compenso annuo pari a 2.000 euro.

Si tratta di una sentenza che rileva alcuni principi fondamentali. Innanzitutto, le pubbliche amministrazioni, nell’affidamento dei servizi di opera professionale, sono tenute a corrispondere un “equo compenso”, ovvero proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione. Già questo elemento è di una importanza tanto fondamentale quanto basilare: lo Stato si è più volte posto in una posizione di ambiguità nei confronti dei lavoratori autonomi, al punto che nei mesi precedenti è stata promossa la campagna #iononlavorogratis , proprio per testimoniare come il committente che dovrebbe garantire maggiori tutele ai lavoratori, in molti casi utilizza abusivamente la propria posizione di forza. In aggiunta al problema del valore dei compensi, la pubblica amministrazione si è spesso caratterizzata negativamente anche per la tempistica dei relativi pagamenti, andando ben oltre ai classici 60 giorni.

Occorre ridare dignità alle attività svolte dai lavoratori autonomi, perché non è più ammissibile questo continuo disconoscimento del valore professionale, generando così una drastica riduzione della qualità del lavoro svolto.

L’introduzione e l’attuazione “dell’equo compenso”, non solo tra i professionisti, ma allargando l’applicazione di tale principio, deve essere funzionale innanzitutto a riaffermare il giusto valore del lavoro. Questo favorirebbe il contrasto a fenomeni di abuso, per esempio nel limitare l’incremento delle cd. “finte partite iva”, in quanto, ponendo a riferimento dei parametri oggettivi, il lavoro autonomo non potrà più essere utilizzato impropriamente come elusione della normativa del lavoro dipendente, finalizzato a dare minori tutele per coloro che in realtà svolgono un’attività di natura subordinata.

Ridare dignità al lavoro autonomo, anche tramite l’introduzione di un equo compenso, vuol dire limitare una sfrenata corsa al ribasso, non solo per le professioni intellettuali, ma altresì per coloro che svolgono attività “artigianali”. La continua riduzione dei corrispettivi, in particolare per coloro che svolgono una prestazione prevalentemente manuale, si traduce in un inevitabile risparmio sulle voci della salute e sicurezza.

Ovviamente applicare l’equo compenso non vuol dire tariffare in maniera rigida ogni attività, ma indicare dei parametri di riferimento, che possono certamente essere modificati tramite diversa pattuizione tra le parti, ma introducono dei criteri di paragone funzionali a contrastare le situazioni di maggior disallineamento.

Così, tornando alla sentenza del TAR delle Marche, prevedere un corrispettivo annuo di 2.000 euro, quando il valore previsto come equo compenso si aggirava indicativamente intorno ai 7.000 euro, non significa limitare la libera e autonoma intrapresa, ma in modo molto realistico essere consapevoli che il mercato non si auto-regola secondo criteri di giustizia e proporzionalità.

Infine, una non adeguata tutela del compenso per i lavoratori autonomi, ha una inevitabile ricaduta anche dal punto di vista della tutela previdenziale e del welfare. Un’imponibile annuo ridotto, sul quale vengono calcolati i versamenti contributivi, presuppone futuri assegni pensionistici poveri; allo stesso tempo, una contrazione dei compensi, limita la possibilità per i lavoratori autonomi di costruirsi sistemi di welfare alternativi, funzionali alla copertura di quei bisogni di tutela essenziali per la persona.

Occorre avviare un confronto serio e responsabile per rimettere al centro il lavoro autonomo, sapendo che il combinato di bassi compensi, basse pensioni e un’alta imposizione contributiva non è più sostenibile.