Freelance: che fare quando ci chiedono una consulenza online?

Il nostro lavoro da freelance non è fatto solo di contatti diretti con i committenti. L’avvento della platform economy ha cambiato il nostro modo di trovare lavoro e così ci capita sempre più spesso ricevere richieste di consulenze o di pareri anche tramite la rete.

Vi sarà sicuramente capitato (quindi) di chiedervi almeno una volta nella vostra carriera lavorativa da freelance: a partire da quale momento dalla ricezione di una richiesta di parere online, mi obbligo a fornire la consulenza al committente che me l’ha richiesta? In altre parole: il solo fatto di aver ricevuto una richiesta di un parere tramite il web implica che sia sorto tra me, professionista e il mio committente un contratto di consulenza che, nelle sue linee essenziali, obbliga il primo a fornire la prestazione intellettuale e il secondo a corrispondere il compenso?

In questo post cerchiamo di fare un po' di chiarezza su questo aspetto del nostro rapporto di lavoro.

Il contratto di consulenza è innanzitutto un contratto e quindi, come tale, presuppone che, perché possa dirsi formato e vincolare le parti alla sua esecuzione, il professionista e il committente si siano messi d’accordo quantomeno sugli aspetti essenziali del rapporto di lavoro. Nel caso specifico, essendo il contratto di consulenza assimilabile per lo più ad un contratto di prestazione d’opera intellettuale (artt.2230 e ss. del codice civile) gli aspetti essenziali del contratto consistono nel definire, da un lato, il tipo di prestazione intellettuale che il freelance si impegna a svolgere e che il committente intende ricevere e, dall’altro, l’entità del compenso spettante al professionista.

La sola richiesta di una consulenza da parte del committente non è, quindi, di per sé già un contratto che vincola le parti ad eseguire quanto in esso previsto, perché non si è formato ancora nessun accordo, mancando la volontà del professionista di accettare la richiesta del committente.

Resta da chiedersi come possa avvenire, di fatto, questo incontro di volontà se le parti sono distanti e comunicano anche tramite la rete. A questo proposito è bene precisare che, a meno che il committente non possa considerarsi un “consumatore” (ovvero “una persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”, secondo la definizione che ne dà il codice del consumo D.Lgs.206/2005 art.3 comma 1 lett.a), per questa tipologia di contratto la legge non prescrive la forma scritta. Il contratto di consulenza si può concludere, quindi, anche verbalmente o per “fatti concludenti”, ovvero tramite una condotta delle parti dalla quale si può desumere in maniera inequivocabile la loro volontà di accettare i medesimi termini del contratto (cosa che avverrebbe, per esempio, nel caso in cui il professionista esegua la prestazione intellettuale convenuta). Anche se la legge non obbliga le parti a redigere il testo del contratto di consulenza in forma scritta è bene ricordare che il Jobs act degli autonomi (L.81/17) riconosce ai liberi professionisti il diritto di esigere la redazione del contratto in forma scritta quale ulteriore garanzia nei confronti del committente. È quindi consigliabile che i freelance che offrono le proprie consulenze tramite piattaforma esercitino questo loro diritto, soprattutto per poter poi avere uno strumento per provare la somma pattuita per il compenso in caso di mancato pagamento o di contestazione dell’ammontare della cifra da parte del committente. Spesso avviene, infatti che le parti si accordino per il tipo di consulenza da offrire ma non concordino la misura del compenso. In questo caso l’art.2233 del codice civile non prevede la nullità del contratto ma rimanda al giudice la determinazione dell’importo che in mancanza di tariffe (che per molte professioni per le quali non esistono né ordini, né albi non sono previste. Si veda a questo proposito la sezione Toolbox del nostro sito …) o di usi dovrà essere “adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”.