Giovani, dinamici e intraprendenti

C’è chi lo fa per scelta, chi invece perché non riesce a trovare un lavoro stabile nel proprio ambito di studi e chi ha un'idea innovativa e decide di provare a realizzarla con tutto se stesso. Qualunque sia la motivazione, i dati sui lavoratori indipendenti in Europa e in Italia sono è in crescita, soprattutto tra quelli in età compresa tra 24 e 35 anni e le donne.

Quando affrontiamo il mondo del lavoro indipendente parliamo di qualcosa di molto ampio e variegato. Scegliere di essere un lavoratore indipendente oggi è ben diverso da quanto avveniva qualche anno fa’ per un lavoratore autonomo. Libero professionista, freelance, platform workers, star up sono solo alcune delle tante modalità in cui si declina oggi il lavoro indipendente.

Ma chi sono i lavoratori indipendenti 4.0? E che caratteristiche hanno? Sono liberi professionisti spesso non iscritti all’albo, non sono artigiani e non sono commercianti che lavorano nell’era del digitale e che mettono a servizio di terzi le proprie competenze. Sono invece tutti coloro che investono su loro stessi e sul proprio mestiere, scegliendo di mettersi in gioco attraverso lo sviluppo del proprio brand ed offrendo prestazioni di natura intellettuale. Sono liberi nella gestione del proprio tempo ed il loro posto di lavoro non è fisso, ma sempre più spesso svolgono il loro lavoro in maniera agile e in ambienti condivisi. Un mondo composito con bisogni del tutto nuovi. Un mondo in cui tempo, luogo e modalità lavorative sono cambiate.

Sono un mondo in continua evoluzione, sia nei numeri che nelle competenze, che oggi più di ieri ha bisogno di una rappresentanza e di trovare anche all’interno del sindacato una propria collocazione. Un sindacato che crei, quindi, identità e faccia emergere bisogni, i loro bisogni, porti avanti le istanze legate all’essere un lavoratore autonomo e li accompagni nel loro percorso lavorativo. Sempre più giovani vedono in questo nuovo modo di lavorare un’opportunità. L’idea del posto fisso, in parte, è stata sdoganata dalla libertà di lavorare dove e quando vogliono in spazi condivisi e da casa, utilizzando la rete come piazza dove incontrare committenti in ogni parte d’Italia e d’Europa.

Ma essere un lavoratore indipendente nell’era di internet non è affatto semplice.

L’esplodere dell’uso della Rete ha creato un mercato del lavoro più competitivo ed affiancare alle conoscenze professionali una buona capacità di utilizzo delle nuove piattaforme, anche sociali, è diventato fondamentale. Non basta più essere preparati, soprattutto nel mondo del lavoro indipendente: è necessario infatti affiancare ad una buona preparazione anche flessibilità, creatività, problem solving e tutte quelle competenze definite soft skills, compresa una alta predisposizione alla resilienza intesa come capacità di affrontare e gestire le difficoltà, traendone risultati positivi.

La volontà, da parte della CISL, di dar voce al mondo dei liberi professionisti, dei freelance e dei lavoratori della Rete, nasce dunque da una riflessione che parte da lontano: è una risposta alle richieste specifiche di alcuni lavoratori indipendenti che chiedono di trovare dentro al sindacato un luogo nel quale potersi confrontare, fare richieste in autonomia, rappresentare le loro istanze. Se le logiche della rappresentanza sindacale hanno dovuto, quindi, intercettare il cambiamento in atto, un tema sul quale si devono saper misurare oggi i corpi intermedi è certamente quello legato al “luogo di lavoro”.

I moderni lavoratori indipendenti non sono autonomi nel senso tradizionale del termine. Lo sono, anche in questo caso, in un modo tutto nuovo e senza precedenti. Il popolo dei “senza badge” è strettamente legato a quella economia della condivisione che ridisegna il concetto di “spazio di lavoro”. Ed è lo stesso proliferare di co-working che mette in evidenza come, al di là della necessità di una riduzione di costi per le postazioni di lavoro, si abbia sempre più il bisogno di un ambiente in cui siano presenti altri liberi professionisti con cui incontrarsi e far rete senza per questo snaturare la peculiarità di indipendente.

Questo mondo in movimento, che si basa soprattutto sulle competenze che sviluppano sul campo, ha quindi meno bisogno di tutela? Certamente no. Piuttosto ha bisogno di ridefinire confini e mezzi di quello che è l’agire sindacale. Un mondo come questo, definito come “non tradizionale”, ha appunto bisogno di approccio e strumenti di tutela non propriamente convenzionali. In primis identificando il web come luogo d’incontro privilegiato, anche se non unico.

Il mondo del lavoro indipendente ha bisogno di una realtà associativa che li rappresenti e che metta a loro disposizione le competenze di

chi il lavoro lo ha sempre rappresentato, anche se in realtà e tempi diversi.
La scelta di far nascere VIVACE non afferma, ma semmai conferma, la sensibilità e la volontà cislina di interpretare e rappresentare il mondo del lavoro in tutte le sue forme, senza sterili contrapposizioni tra dipendenti e indipendenti. Fare sindacato ha senso laddove esiste un luogo di lavoro, un salario, un’attività lavorativa da preservare e tutelare, a prescindere da modalità di fruizione e forme contrattuali.

VIVACE nasce da qui, dalla necessità, dal bisogno di creare un’identità forte che raccolga realmente le esigenze di chi sceglie la via dell’indipendenza, senza snaturarne le peculiarità, per costruire nuovi diritti e tutele. La nostra missione è gestire un intreccio sempre più importante tra diritti, bisogni e tutele individuali e collettive. A partire da dove? Da un fisco equo, una formazione agevolata, pensioni dignitose, ma anche da tutele tangibili come ad esempio un sostegno al reddito in caso di chiusura forzata della partita iva.

Ma c’è anche un altro forte bisogno che percepiamo in modo chiaro: quello di sentirsi parte di un gruppo. Oggi per questi giovani non è così: chi è indipendente, troppo spesso ha percezione di essere solo, in balia tra la ricerca di commesse, spese impellenti e diritti ancora poco riconosciuti. E se è vero che ad esigenze nuove devono corrispondere risposte nuove, allora per cambiare davvero le cose, c’è bisogno di costruire un dialogo in grado di cogliere i bisogni di chi è indipendente.

Il sindacato può essere una realtà capace di fare questo? Per noi si!

Per questo abbiamo deciso, come Cisl, di creare insieme ad un gruppo di freelance un’associazione che si occupi di lavoratori indipendenti e che, attraverso una community, riconosca e soddisfi i bisogni, crei identità e dia risposte a chi intraprenda la strada dell’autonomia. Abbiamo voluto creare una piazza virtuale che attraverso la Rete faccia incontrare i lavoratori indipendenti di ogni professione e di ogni città creando dibattito ed istanze sul tema lavoro autonomo. Un luogo d’incontro virtuale sì, ma che si concretizzi sul territorio attraverso una rete di servizi e degli spazi comuni in cui incontrarsi, confrontarsi e fare rete.

La vera sfida è creare nuove forme di intercettazione e aggregazione collettiva in grado sintetizzare le esigenze di un gruppo così eterogeneo e fluido. Creare quindi una nuova rappresentanza non è solo un fatto di risorse, ma è frutto soprattutto della volontà di creare una nuova cultura partendo dalla persona. Chi sceglie la via

dell’autonomia, sviluppando in modo indipendente la propria attività, non può non esser ritenuto un valore per questo paese. Ecco perché è necessario affiancare ad un fisco equo la volontà di sostenere il percorso lavorativo dei lavoratori indipendenti attraverso un welfare mirato e coraggioso che metta al centro al persona, tutelandola nella sua professionalità anche nei periodi di non lavoro.

Una sfida che va giocata e gestita fuori dagli schemi, creando, accanto alla rappresentanza standard, una nuova cultura che sia in grado di rappresentare i lavoratori indipendenti, che parta dalla presa in carico dei bisogni dei freelance, e che noi di VIVACE abbiamo provato a raccogliere. Del resto, chi lo dice che la rappresentanza riguarda solo il lavoro dipendente?