Guida al Job Act

La Guida di vIVAce ha come obiettivo quello di dare degli strumenti per valutare quanto il nostro rapporto con il committente sia Freelance Friendly.

La recente Legge sul lavoro autonomo (c.d. Statuto del Lavoro autonomo), in vigore dal 13 giugno 2017, interviene su vari aspetti del lavoro autonomo non imprenditoriale, tra cui quelli legati al rapporto tra il libero professionista e il committente. La L.81/17 chiarisce quali comportamenti del committente sono abusivi e quali obbligatori in un rapporto di lavoro tra freelance e committente.

In questa guida non approfondiremo tutta la legge, ma analizzeremo insieme le caratteristiche che il nostro lavoro di freelance deve avere per essere considerato genuinamente autonomo, quali tutele devono essere applicate e quali comportamenti del nostro committente possono risultare abusivi, quindi privi di valore. Inoltre evidenzieremo alcune buone prassi da attuare in un rapporto col committente.

 

1. Natura dell’incarico ovvero la libertà di organizzarci!

Se ci stiamo guadagnando da vivere come lavoratori autonomi, sarà bene avere in mente quali sono gli aspetti caratterizzanti di questa figura. Solo così potremo sbarrare la strada a quanti intendono esercitare i poteri del datore di lavoro, pur avendo stipulato un contratto d’opera. Il lavoro subordinato e il lavoro autonomo, infatti, hanno delle peculiarità che ne giustificano la diversa regolamentazione. Mentre nel lavoro subordinato il lavoratore mette le proprie “energie” (fisiche o mentali) a disposizione del datore di lavoro (il quale potrà esercitare nei suoi confronti poteri di direzione, di controllo e sanzionatori), nel lavoro autonomo il lavoratore (con o senza partita IVA) si impegna a fornire una prestazione o un servizio alle condizioni pattuite e a fronte di un corrispettivo.

Dunque il lavoratore che svolge attività autonoma non imprenditoriale lavora senza vincolo di subordinazione e, come recita il codice civile, “con lavoro prevalentemente proprio”.

Quindi la prima caratteristica di un lavoratore autonomo è la libertà di organizzarsi nei tempi, nei luoghi e nelle modalità di esecuzione della prestazione in maniera autonoma, senza essere, in questo, vincolato dal committente.

 

2.Trattamento economico: sì ma quando/quanto mi paghi?
Alcune tutele e precauzioni per la garanzia dei pagamenti

Altro carattere distintivo per chi lavora da freelance è il compenso, che può variare di committenza in committenza. Se per i lavoratori autonomi di un tempo (commercianti, artigiani, ecc.) ciò rappresentava un vantaggio perché permetteva loro di decidere discrezionalmente il margine di profitto ricavabile dalla propria prestazione, facendo leva sulla propria professionalità (si parlava, infatti, per i liberi professionisti di “onorario”); oggi il mercato globale e digitale ha invertito i ruoli riconoscendo maggiore potere contrattuale al committente piuttosto che al lavoratore autonomo. Da qui le preoccupanti conseguenze sul trattamento economico spettante ai lavoratori indipendenti: concorrenza al ribasso rispetto alle tariffe, ritardo nei pagamenti (se non vero e proprio mancato pagamento!), modalità di pagamento “alternative” (si tratta dell’inaccettabile: «Non posso permettermi di pagarti ma ti garantisco “visibilità”»). Va detto che il Jobs Act qualcosa ha fatto per i ritardi nei pagamenti; ha previsto, infatti, l’estensione anche al lavoratore autonomo delle norme a tutela delle transizioni commerciali di cui al D.lgs. 231/2002, nonché l’abusività delle clausole contrattuali che riconoscono al committente la facoltà di saldare il pagamento oltre i 60 giorni dalla data del ricevimento da parte del committente della fattura o della richiesta di pagamento. Tuttavia permangono ancora molte lacune nelle tutele per i lavoratori indipendenti con riferimento al lato economico dei rapporti di lavoro autonomo. Ecco di seguito importanti aspetti il lavoratore autonomo (e il committente) deve tener conto al momento di pattuire il compenso.

  1. Il diritto al pagamento nei termini stabiliti dalla legge. Lo Statuto del lavoro autonomo prevede che le parti non possano pattuire margini superiori a 60 giorni dall’emissione della fattura ( cedolino)per pagare la prestazione , inoltre stabilisce che decorsi 30 giorni dalla data prevista di pagamento scattano in automatico gli interessi di legali di mora (8%) senza la necessità della procedura di costituzione in mora del debitore.
  2. Nel caso in cui la prestazione richieda tempi lunghi di esecuzione, indicativamente superiori a 3 mesi, sarebbe utile stabilire degli acconti intermedi e un saldo finale.
  3. Rifiutarsi di essere pagati con la c.d. “visibilità”. Per i lavoratori cosiddetti creativi è una vera e propria piaga sociale. Infatti, facendo leva sulla necessità dei “neo-autonomi” di crearsi un mercato, una delle proposte più ricorrenti è quella di scambiare la propria prestazione (che ha richiesto, tempo, energie, attenzioni…) con una promozione via web della stessa. Tale promozione non è né un favore né tantomeno una modalità di pagamento per il lavoratore autonomo per due motivi: innanzitutto, perché va da sé che il professionista che sa ben lavorare avrà maggiori commissioni, in quanto altri committenti ne hanno potuto apprezzare la bontà. Secondo poi, con la visibilità non si fa la spesa!

 

3. Quanto chiedere?
Stabilire l’equo compenso

Si tratta di uno dei nodi centrali della questione legata al trattamento economico. Infatti, mentre nei contratti di lavoro subordinato il “minimo sindacale” nelle retribuzioni che i datori di lavoro devono corrispondere per ciascuna figura professionale è indicata dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL); per i lavoratori autonomi un simile punto di riferimento non esiste. Né è sufficiente a determinare l’equo compenso la regola della domanda e dell’offerta che vige nel mercato, dal momento che i rapporti di forza sono soggetti ormai ad un forte squilibrio a favore dei committenti. Una delle battaglie che come lavoratori indipendenti dovremo portare avanti sarà dunque quella di richiedere un parametro per l’equo compenso che corrisponda alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, nonché degli standard minimi di qualità della vita, fondamentali, oggi come in futuro, anche ai fini di godere di una pensione dignitosa.

Che cos’è l’equo compenso? È difficile stabilirlo, data la peculiarità delle professioni che svolgiamo e l’unicità delle nostre prestazioni. Tuttavia, gli studi condotti da vIVAce hanno portato a determinare per alcune delle figure professionali più diffuse la soglia minima di compenso orario che il lavoratore autonomo dovrebbe chiedere al proprio committente.

 

4. Forma scritta e trasparenza…verba volant, scripta manent!
Obbligo di forma scritta del contratto e relativo contenuto

Lo Statuto del Lavoro autonomo è intervenuto anche per quanto riguarda la forma scritta del contratto. Infatti, secondo quanto stabilito dal legislatore, il committente non può rifiutarsi di stipulare il contratto in forma scritta. La legge, tuttavia, non determina il contenuto essenziale del contratto stesso.

Proviamo allora a farlo noi al fine di fornire un suggerimento per tutti i lavoratori autonomi al momento di redigere il contratto:

  • Descrizione dell’opera o servizio richiesto e modalità di svolgimento (che escludano le condizioni della subordinazione)
  • Durata dell’incarico (data di inizio, durata del contratto e tempi di consegna dell’opera o servizio)
  • Compenso (entità, modalità e tempi di erogazione del compenso e possibilmente i rimborsi spesa, inoltre si potrebbe specificare se si considera inclusa o esclusa l’IVA)
  • Modalità per il recesso o la risoluzione (inclusi i giorni di preavviso necessari per il recesso)

Così facendo non si intende gravare eccessivamente il committente di adempimenti (si tratta in fin dei conti di un contratto dal contenuto abbastanza coinciso), ma che per il freelance sarà funzionale non solo per conoscere esattamente la prestazione richiesta e tutelarsi da eventuali illegittime rivendicazioni da parte del committente.

 

5. Malattia, infortunio, maternità...quali diritti?
La sospensione del pagamento dei contributi previdenziali e le altre novità legislative

Altro step importante nella nostra vita professionale: le tutele in caso di malattia, di infortunio e di gravidanza. Si tratta di fasi della vita particolarmente delicate per il lavoratore autonomo in quanto le sue capacità di lavorare sono notevolmente ridotte. La legge accorda al lavoratore subordinato una tutela sicuramente più forte rispetto al lavoratore autonomo. Tuttavia, lo Satuto del lavoro autonomo ha disposto qualche novità in termini di tutela per i lavoratori autonomi, in particolare le misure più significative per la tutela dei freelance riguardano la maternità e la malattia.

Per quanto riguarda la maternità:

  • viene riconosciuta un’indennità di maternità per i 2 mesi che precedono la data del parto e per i 3 mesi successivi a tale data. È riconosciuta l’indennità anche a chi decide di continuare a lavorare durante questo periodo. Viene, quindi, meno per le lavoratrici autonome l’obbligo di astensione obbligatoria durante il periodo di maternità, previsto per legge per tutte le altre lavoratrici subordinate.
  • Durante il periodo di maternità la lavoratrice autonoma ha la possibilità di farsi sostituire nello svolgimento della prestazione da una persona di fiducia in possesso dei necessari requisiti professionali, previo consenso del committente;
  • Per i lavoratori autonomi che prestano la loro attività in via continuativa per il committente, lo Statuto ha previsto che, in caso di gravidanza, malattia e infortunio, il rapporto di lavoro non si estingua ma che il lavoratore ha diritto a mantenere il rapporto in sospeso per un massimo di 150 giorni all’anno senza, però, percepire il corrispettivo e salvo il venir meno dell’interesse del committente.

Per quanto riguarda il caso di infortuni o malattie gravi (anche oncologiche) tali da impedire temporaneamente lo svolgimento dell’attività lavorativa al 100% per oltre 60 giorni, si ha diritto alla sospensione del pagamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi per l’intera durata dell’infortunio o della malattia fino ad un massimo di due anni (recuperando poi con pagamenti rateizzati secondo le modalità stabilite dalla legge).

Lo Statuto riconosce, inoltre, ai lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS anche la possibilità di poter usufruire di congedi parentali indennizzati per un periodo massimo di sei mesi complessivi tra entrambi i genitori, fruibili entro i primi tre anni di vita del bambino.

 

6. Modalità di svolgimento della prestazione: io freelance, tu committente!
Cosa prevede la legge circa la modifica delle condizioni contrattuali e alcuni suggerimenti per tutelare la propria professionalità

Un altro elemento distintivo del lavoro autonomo è il modo in cui esso viene svolto.

Oltre alla libertà di organizzare i tempi e i luoghi della prestazione (si veda il punto 1), esistono anche altre buone prassi da non sottovalutare!

  • Modifiche alla prestazione pattuita. Introdurre modifiche che stravolgono, complicano e allungano il lavoro del professionista è sicuramente contrario ai principi di un sano rapporto di lavoro autonomo che tenga conto della professionalità del lavoratore indipendente. Lo Statuto del lavoro autonomo introduce l’impossibilità per il committente di modificare le condizioni contrattuali in modo unilaterale. Questo comportamento, per la legge, risulteranno abusive e prive di effetto! Nel caso ciò avvenga, e ne ricorrano le condizioni, il lavoratore autonomo potrà agire per ottenere il risarcimento dell’eventuale danno o spesa sostenuta inutilmente. Per questo consigliamo come buona prassi di chiedere (ed ottenere tramite clausola contrattuale) che ogni modifica sia concordata per iscritto, ad esempio tramite mail, poiché, come si sa, verba volant, scripta manent!
  • Il rispetto della professionalità. La nostra professionalità consiste nel rispetto che i clienti hanno nei nostri confronti e nei confronti della prestazione che ci accingiamo a svolgere. Essa può dirsi rispettata quando, ad esempio, si concordano termini di consegna adeguati alla complessità e qualità della prestazione richiesta. Tanto più il servizio o l’opera richiesta è sofisticata, quanto più sarà richiesto un maggiore sforzo in termini di energie e tempo da parte nostra. Infatti, messi alle strette (“il lavoro mi serve per domani”), piuttosto che tirarci indietro rinunciando a portare a casa la cena, ci costringeremmo a lunghe e massacranti sedute davanti al computer (o al tavolo di lavoro)! Un suggerimento al riguardo potrebbe, dunque, essere quello di accordare una maggiorazione del corrispettivo pattuito, qualora il committente richieda che la prestazione venga completata anticipatamente rispetto ai tempi stabiliti per la consegna.

Da atteggiamenti del committente contrari a queste accortezze, oltretutto, potrebbe derivare per noi il rischio di overworking, cioè di sovraccaricarsi di lavoro, uno dei rischi in cui noi professionisti ci imbattiamo più frequentemente, non essendo vincolato in termini di orario di lavoro e che rappresenta un concreto fattore di pericolo anche per la nostra salute di lavoratori autonomi.

L’adozione delle misure indicate in questo paragrafo è fondamentale affinché nel rapporto ognuno svolga il proprio ruolo nel rispetto del lavoro dell’altro, avendo chiaro che “io sono il freelance e tu sei il committente”!

 

7. Recesso e risoluzione del contratto.
In che cosa consistono esattamente: previsioni di legge e suggerimenti

Un contratto può risolversi al verificarsi degli eventi che rappresentano cause di recesso o di risoluzione. E in che cosa consiste il recesso? E la risoluzione? Il recesso consiste nella possibilità di sciogliersi unilateralmente del contratto, facoltà che tuttavia è soggetta ad una serie di limiti.

Infatti ci si può sciogliere unilateralmente dal contratto solamente se previsto dalla legge o da clausole contrattuali. Quest’ultima previsione, però, non legittima in alcun modo il committente a introdurre condizioni di recesso ingiuste e a suo solo vantaggio.

Lo Statuto del lavoro autonomo prevede che, in caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, si considera abusiva e priva di effetto qualunque clausola o decisione di chiudere il rapporto senza un congruo preavviso.

Certo prescrivere un congruo preavviso senza stabilirne la misura non risulta molto utile per noi lavoratori autonomi. Dunque, per evitare che il giudizio al riguardo sia rimesso al libero arbitrio del committente, sarà opportuno indicare nel contratto di quanti giorni dovrà essere il periodo di preavviso dovuto, e uguale da entrambi le parti.

Secondo la legge poi (art. 2227 c.c.) il committente può recedere unilateralmente dal contratto, anche a prestazione iniziata, purché riconosca al prestatore d’opera un’indennità da parte del committente che tenga conto del lavoro svolto, delle spese sostenute e del mancato guadagno.

Ricorda però che la fine del contratto (risoluzione) può essere fatta valere solo se prima che le obbligazioni dedotte nel contratto (prestazione lavorativa e pagamento del corrispettivo) siano eseguite. Nel momento in cui un contratto si estingue non produce più effetti per le parti obbligate dal contratto.

 

8. Rimborso delle spese sostenute quale buona prassi in un rapporto di lavoro autonomo

In un’epoca come quella attuale, caratterizzata da un importante mutamento del mercato del lavoro e dall’impatto della tecnologia sullo stesso, in cui i rapporti di committenza sono sempre più veloci, come vIVAce! crediamo che si debba tutelare l’intero percorso professionale del lavoratore autonomo, occupandosi non solo delle fasi di lavoro ma anche di quelle di inoccupazione, partendo dunque dalla necessità della formazione continua e dal concetto di “welfare”.

Infatti, crediamo che ciò che vada difeso e rappresentato è il lavoratore, al di là del contratto che lo vincola alla prestazione. Il lavoro può costituire (come costituisce, secondo il dettato costituzionale) il principio fondante del nostro Ordinamento solo qualora ricorrano le condizioni per svolgerlo in modo dignitoso. Dunque consideriamo committenti rispettosi del lavoro altrui (il nostro, per la precisione) quanti riconoscano ai professionisti con cui hanno a che fare, anche tutele e servizi aggiuntivi rispetto a quelle disposte dalla legge. Di seguito alcuni suggerimenti:

  • Rimborso pernottamento per prestazioni che richiedano soggiorni fuori dal luogo di residenza
  • Rimborso di biglietti per i mezzi di trasporto utilizzati per raggiungere il luogo in cui la prestazione si deve svolgere
  • Servizio mensa aziendale o buoni pasto

Lo Statuto del lavoro autonomo interviene in merito ai rimborsi rendendo totalmente deducibili le spese relative a vitto e alloggio del professionista sostenute nell’esecuzione della prestazione e addebitate analiticamente in capo al committente (tramite fattura). Nel caso in cui, invece, il committente copra direttamente le spese connesse all’esecuzione della prestazione, esse non rappresentano compensi in natura per il professionista.

Lo Statuto del lavoro autonomo in merito alle spese per l’esecuzione della prestazione prevede che nel caso in cui queste siano sostenute direttamente dal committente non rappresentano compensi in natura per il professionista.

 

9. Formazione, il vero ammortizzatore!

Molti di noi lavoratori indipendenti di nuova generazione rientrano nella categoria dei “lavoratori della conoscenza”, quei lavoratori cioè che esplicano la propria prestazione avvalendosi di tecnologie sofisticate, ma mettendo in campo competenze e conoscenze specifiche nonché la propria creatività e capacità di rielaborazione. Competenze e conoscenze che vanno costantemente aggiornate, in quanto la tecnologia ne determina l’obsolescenza in modo molto rapido. Lo Statuto del lavoro autonomo, per far fronte all’esigenza di un aggiornamento continuo, ha previsto la possibilità di dedurre nella dichiarazione dei redditi le spese collegate alla formazione fino a un massimo di 10 mila euro l’anno, 5 mila per quanto riguarda la fruizione dei servizi di orientamento.

La formazione professionale è il vero ammortizzatore. Per questo, come vIVAce!, riteniamo di poter considerare un committente molto Freelance Friendly se ai lavoratori indipendenti impegnati in prestazioni dalla durata indicativamente pari o superiore a 12 mesi continuativi, offre la possibilità di accedere alla formazione aziendale riguardante il settore di nostra competenza.

 

10. Poche regole di buon senso per rispettare una risorsa importante: la professionalità

Solo perché non abbiamo un orario d’ufficio, non vuol dire che come lavoratori autonomi non abbiamo una vita privata da curare al di fuori della vita professionale. Avere riguardo della sicurezza e salute del lavoratore autonomo significa anche saper rispettare semplici regole di buon senso. Il committente potrebbe concordare con il freelance, a fronte di una reperibilità diurna (che si può estendere, se vi è il comune accordo, in maniera ridotta anche ai giorni festivi), di astenersi dal chiamare o inviare richieste via mail, whatsapp o sms in certi orari, se non concordato diversamente con il freelance stesso.

 

11. “Apporti originali e invenzioni del lavoratore”.
Cosa comporta la nuova previsione di legge per i freelance

Le nuove disposizioni di legge ora prevedono che anche a chi lavora da indipendente venga estesa la disciplina prevista per i lavoratori subordinati circa le eventuali invenzioni o apporti originali intervenuti nell’ esecuzione della prestazione (ma che non ne siano l’oggetto, ossia che non si sia pagati per realizzare tale invenzione!). Qualora, dunque, nello svolgere la nostra prestazione per conto del committente dovessimo realizzare un’invenzione, che potrebbe consistere in un procedimento nuovo per risolvere un problema o anche semplicemente in un miglioramento rispetto a un prodotto già esistente, invenzione che a sua volta non è l’oggetto della prestazione (non siamo stati chiamati per migliorare il prodotto o individuare procedimenti nuovi); in questi casi avremo diritto, non solo ad essere riconosciuti come autori dell’invenzione, ma, qualora l’invenzione venga brevettata, il committente godrà dei diritti per aver brevettato l’invenzione, mentre noi lavoratori indipendenti avremo diritto ad un “premio equo”.