Le 10 priorità per il lavoro autonomo

Siamo stati definiti “popolo delle Partite IVA”, ma noi lavoratori indipendenti ci consideriamo piuttosto una comunità. Una comunità che, tuttavia, fatica ad imporsi all'attenzione della pubblica opinione come forma di lavoro alternativa al lavoro subordinato e non come un male da estirpare o un effetto collaterale ed indesiderato.

Il nostro obiettivo è quello, insieme al sindacato, di creare una rappresentanza e costruire dei servizi utili e facilmente fruibili per tutto quel mondo che si identifica nel concetto di indipendenza, liberi professionisti e freelance.

I motivi che ci hanno spinto a creare vIVAce! nascono dalla necessità di darci un'identità ed una struttura che siano in grado di far sentire la nostra voce nei confronti dei nostri committenti e, perché no, delle Istituzioni!

Perchè chi dice che la rappresentanza sia legata solo al mondo del lavoro dipendente?

È per questo che, partendo dalle nostre peculiarità, abbiamo deciso di creare un nuovo modello, che dia voce e rappresentanza al lavoro dei freelance e dei lavoratori indipendenti.

Il nostro obiettivo è non essere accumunati a forme di lavoro precario, né necessariamente a forme di natura subordinata, bensì veder valorizzato e rafforzato il nostro essere indipendenti.

Quali sono stati i motivi che ci hanno spinto a scegliere la strada del lavoro indipendente?

Le ragioni sono diverse, ognuno di noi ha la sua storia: c'è chi lo fa per vocazione, chi perché in mancanza di alternative è costretto ad inventarsi o reinventarsi nel mercato del lavoro che cambia e chi vede nel lavoro subordinato poca possibilità di crescita e realizzazione.

Per questo abbiamo chiesto al sindacato, che ci ha accolto senza snaturare la nostra identità di autonomi, di poter dar voce e portare avanti le nostre istanze. Vivace non è un sindacato, ma è un'associazione che si sviluppa all'interno della Cisl, con la quale intende sostenere le specifiche esigenze e il know how del nostro mondo.

Ma chi sono le lavoratrici e i lavoratori indipendenti di oggi?

Sono tutti quelli che, come noi, investono su sé stessi e nel proprio Mestiere, scegliendo di mettersi in gioco attraverso lo sviluppo del proprio brand. Siamo lavoratrici e lavoratori non legati ad un luogo di lavoro o ad un datore di lavoro, al contrario, sviluppiamo la nostra professionalità prestando servizio per più committenti con o senza partita iva. Siamo liberi nella gestione del tempo e sempre più spesso svolgiamo il nostro lavoro anche nei coworking. Siamo professionisti che forniscono beni immateriali attraverso prestazioni intellettuali.

Ed è proprio dalle nostre peculiarità che siamo partiti, decidendo di creare una rappresentanza smart, che si approccia al mondo esterno tramite un portale e che, insieme alla sua community, intende esprimere le proprie idee, dichiarare i bisogni di noi indipendenti, e creare spazi (virtuali ma anche reali) per far sentire la propria voce nel dibattito pubblico sul lavoro che cambia!

vIVAce nasce dalla nostra voglia di realizzare, insieme al sindacato, una nuova cultura del lavoro, che valorizzi e tuteli ogni forma e modalità di lavoro, creando opportunità e sostegno durante tutto l'arco della vita lavorativa affinché la nostra indipendenza non diventi solitudine.

Per questo abbiamo elaborato 10 proposte sul lavoro autonomo. L'obiettivo è garantire a tutti coloro che scelgono la via dell'indipendenza un sostegno nel particolare percorso di lavoratrici e lavoratori autonomi, attraverso welfare mirato e tutele costruite con l'obiettivo di sviluppare sempre più la propria professionalità.


1. Buon lavoro ed Equo compenso

Al fine di tutelare la professionalità e garantire anche a chi ha una partita iva la possibilità di veder riconosciuto il proprio lavoro e il contributo generativo che questo apporta, è necessario intervenire con regole chiare in merito a quello che da anni viene definito Equo Compenso.
Regole che devono essere applicate sopratutto dalle P.A. che sempre più spesso, da anni, chiedono ai professionisti contributi gratuiti.
Se vogliamo rispettare il “buon lavoro” è necessario intervenire non solo con frasi di principio, ma anche con regole certe, che preservino l'autonomia di concordare il proprio compenso, ma tutelino sul piano retributivo il professionista.


2. Ammortizzatore universale unico

Deve essere estesa a tutti gli iscritti alla Gestione Separata un assegno a sostegno del reddito in caso di contrazione significativa dell'attività dei lavoratori autonomi, per ragioni non dipendenti dalla propria volontà.

Per questo chiediamo di estendere il principio della Dis-coll anche alle partite Iva iscritte alla Gestione Separata, per evitare di creare all'interno della stessa Cassa Previdenziale una disparità tra iscritti. Proponiamo nello specifico un ammortizzatore sociale universale che intervenga nei periodi di oggettiva riduzione del reddito da lavoro per cause non dipendenti dal professionista, con l'obiettivo di evitare la chiusura della partita iva, sostenendo economicamente il professionista e accompagnandolo verso una sua riqualificazione.

Per questo riteniamo utile inserire un minimo versamento obbligatorio aggiuntivo per sostenere la prestazione.

Al fine di garantire, attraverso un sostegno mutualistico, il pagamento certo e nei termini chiediamo che anche per i lavoratori autonomi sia possibile costituire e dedurre integralmente gli oneri sostenuti per l'adesione a Fondi di garanzia contro il mancato pagamento da parte del committente,


3. Più sostegno in caso di malattia e maternità

Chiediamo che sia rafforzato il sostegno al lavoratore autonomo durante la malattia, e, nello specifico, che nei casi di malattie oncologiche o patologiche cronico-degenerative ingravescenti i versamenti non solo siano interrotti ma che siano riconosciuti i contributivi figurativi per la durata del periodo ingravescente.

Chiediamo, che a seguito di quanto modificato dal decreto- legge 3 settembre 2019, n.101, recante “disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione delle crisi aziendali” venga inserito il pagamento del 100% dello spettante anche per la prestazione della maternità, così come inserito per malattia e infortunio.


4. Servizi di Politiche attive anche peri lavoratori indipendenti

Si chiede, nel processo di sviluppo dei programmi di politiche attive, di costruire diritti ed opportunità formative per i lavoratori autonomi percettori del sostegno universale unico. L'accesso alle politiche attive avrà valore di condizionalità relativamente all'ipotesi in cui l'ammortizzatore universale unico per i lavoratori autonomi sia percepito per un periodo di tempo considerevole.

I lavoratori indipendenti non chiedono che qualcuno trovi loro un posto di lavoro, chiedono che in un mercato del lavoro moderno sia fornito un servizio di attestazione delle competenze raggiunte e conseguentemente dei voucher formativi che permettano l'arricchimento professionale, proprio a partire dai periodi di assenza da lavoro o di contrazione delle attività.
Sostenere l'occupabilità e la riqualificazione quindi, non deve voler dire solo trovare una impresa che ti assuma ma anche trovare nuovi committenti alla ricerca di specifiche professionalità. A questo deve puntare un moderno sistema di servizi per l'impiego.


5. Deducibilità dei costi di formazione anche per “i regimi forfettari”

In un mondo in cui le competenze richieste sono sempre maggiori e in cui sembra imprescindibile la formazione continua per rimanere occupabili, chiediamo che vengano resi fruibili anche per i professionisti che oggi operano in regime forfettario, le deduzioni sui costi della formazione come previsto dalla legge 81/17.


6. Maggiore attenzione alla Salute e Sicurezza per i freelance

Chiediamo che in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro, si preveda l'obbligo di applicazione delle norme anche per i lavoratori autonomi la cui prestazione si svolga nei luoghi di lavoro dei committenti.

Inoltre riteniamo necessario valutare i rischi sul lavoro che derivano dal nostro essere lavoratori indipendenti, nello specifico lo stress da lavoro correlato e l'overworking, che ne è una causa. Per prevenirli, chiediamo che l'Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL) pubblichi bandi ad hoc per promuovere la formazione in materia di infortuni sul lavoro, malattie professionali e misure di prevenzione.


7. Una pensione al riparo dalla Crisi

Chiediamo che, ai fini del raggiungimento del minimale contributivo annuo, si consideri un imponibile reddituale legato ad un periodo almeno triennale, così che l'anzianità contributiva non sia soggetta alla variabilità del reddito, ma gli effetti delle fluttuazioni tipiche del lavoro autonomo vengano mitigati almeno dal punto di vista previdenziale.


8. Diritto alla pensione per gli iscritti alla Gestione Separata

La situazione previdenziale di chi versa alla Gestione Separata Inps non garantisce ad oggi una pensione dignitosa. Il sistema pensionistico per i lavoratori autonomi produce infatti assegni più vicini a strumenti assistenziali che a pensioni di vecchiaia o di anzianità dignitose, per questo riteniamo urgente prevedere correttivi.
Primo tra tutti, la revisione delle posizioni assicurative per chi ha versato negli anni iniziali della Gestione Separata, quelli dal 1996 al 2006, durante i quali ha avuto versamenti contributivi bassi (dal 10% al 17% del reddito percepito).


9. Possibilità di Previdenza complementare anche per i freelance!

A fronte delle modifiche normative in materia contributiva degli ultimi anni, che incide anche sui lavoratori iscritti alla gestione separata, (con o senza partita iva) è quanto mai utile ed opportuno valutare l'introduzione di una pensione di garanzia, collegata ed eventualmente graduata rispetto al numero di anni di lavoro e di contributi versati, che consideri e valorizzi previdenzialmente anche i periodi di discontinuità lavorativa, i periodi di formazione, i periodi di basse retribuzioni nell'ottica di assicurare nel futuro un assegno pensionistico dignitoso.

Ad oggi il contributo alla Gestione Separata è interamente a carico del libero professionista, con la possibilità, nel caso il libero professionista lo ritenga opportuno, di addebitare al cliente in fattura, a titolo di rivalsa, un'aliquota pari al 4% dei compensi lordi anche per i forfetari.

Chiediamo che vengano create, anche per chi ha partita iva la possibilità di poter aderire o istituire Fondi di previdenza completare, rendendo deducibili tali versamenti.


10. Creazione di Fondi sanitari e di garanzia

Al fine di garantire, attraverso un sostegno mutualistico, il pagamento certo e nei termini chiediamo che anche per i lavoratori autonomi sia possibile costituire dei Fondi di garanzia ad hoc ai quali attingere in caso di mancato pagamento da parte del committente. Riteniamo necessario, anche per noi lavoratori autonomi creare Fondi, senza fini di lucro attraverso forme “bilaterali” o mutualistiche.

Chiediamo infine che, così come previsto per le spese relative a assicurazioni private, anche le spese per l'adesione ai Fondi sanitari, in particolare quelli istituiti dalle parti sociali, siano totalmente deducibili attraverso una modifica dell'art. 53 TUIR sui redditi da lavoro autonomo.